Elizabeth ~
martedì 15 ottobre 2013
Tornare qui è come rifare i conti con la realtà.
L'ultimo ricovero è stato orribile, me lo sogno ancora la notte quell'ospedale, le pareti azzurre, i letti troppo grandi, troppo freddi, troppo bianchi.
Il comodino traballante, le compagne di stanza che urlano e piangono la notte.
Credo che questa esperienza me la porterò dentro per tutta la vita, o meglio, mi spaventerà per tutta la vita.
Chissà che fine hanno fatto quelle persone, erano come me, cadevano a pezzi ma nessuno se ne accorgeva.
Chissà se sono uscite, se hanno ripreso il lavoro o sono tornate dalle loro famiglie, se seguono ancora una terapia o se come me ci hanno rinunciato.
Mi mancano, è strano ma è così.
Non credo di essermi mai sentita così tanto compresa o accettata da delle persone come quando passavo le giornate con loro.
Non c'era un gran che da fare, ma trovavamo sempre il modo per far passare il tempo.
La sera piangevamo, Dio se piangevamo.
La sera era un reparto di lacrime.
Sono tornata qui, su questo blog per dire che non è cambiato niente.
Certo, gli altri credono di si, perché apparentemente non sono più una persona sottopeso.
Ma dentro ho ancora il caos.
Potrò mai uscire da tutto questo?
Sta diventando tutto così pesante.
Ora che mio nonno ha firmato per assumersi le responsabilità sul mio conto, l'ospedale e gli psichiatri non mi faranno più i controlli e non verrò ricoverata.
Non lo posso deludere, non posso tornare a essere quella con le cicatrici ai polsi, la pelle troppo pallida e le mani che tremano.
Lui si fida di me e io non posso fargli questo, ma io ho bisogno di fare male a me stessa per distruggere la cosa che ho dentro.
Che poi non si capisce perché io me la devo rovinare questa cazzo di vita...
L'ultimo ricovero è stato orribile, me lo sogno ancora la notte quell'ospedale, le pareti azzurre, i letti troppo grandi, troppo freddi, troppo bianchi.
Il comodino traballante, le compagne di stanza che urlano e piangono la notte.
Credo che questa esperienza me la porterò dentro per tutta la vita, o meglio, mi spaventerà per tutta la vita.
Chissà che fine hanno fatto quelle persone, erano come me, cadevano a pezzi ma nessuno se ne accorgeva.
Chissà se sono uscite, se hanno ripreso il lavoro o sono tornate dalle loro famiglie, se seguono ancora una terapia o se come me ci hanno rinunciato.
Mi mancano, è strano ma è così.
Non credo di essermi mai sentita così tanto compresa o accettata da delle persone come quando passavo le giornate con loro.
Non c'era un gran che da fare, ma trovavamo sempre il modo per far passare il tempo.
La sera piangevamo, Dio se piangevamo.
La sera era un reparto di lacrime.
Sono tornata qui, su questo blog per dire che non è cambiato niente.
Certo, gli altri credono di si, perché apparentemente non sono più una persona sottopeso.
Ma dentro ho ancora il caos.
Potrò mai uscire da tutto questo?
Sta diventando tutto così pesante.
Ora che mio nonno ha firmato per assumersi le responsabilità sul mio conto, l'ospedale e gli psichiatri non mi faranno più i controlli e non verrò ricoverata.
Non lo posso deludere, non posso tornare a essere quella con le cicatrici ai polsi, la pelle troppo pallida e le mani che tremano.
Lui si fida di me e io non posso fargli questo, ma io ho bisogno di fare male a me stessa per distruggere la cosa che ho dentro.
Che poi non si capisce perché io me la devo rovinare questa cazzo di vita...
sabato 20 luglio 2013
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